RICORDI DI UN VECCHIO ALUNNO
Gian Paolo Trivulzio -
Dicembre 2010
Speravo tanto che qualcuno dei numerosi soci dell'Accademia si
facesse avanti per proporre il profilo
di Flaviano Rodriguez, ma a quasi un anno
dalla sua dipartita nessuno si è annunciato e non penso che sia logico ed
opportuno lasciare passare questa occasione per ricordare chi è stato da lui
beneficiato in molteplici forme ed occasioni.
Mi prendo quindi questo compito, sicuro di non poter interpretare
i vari sentimenti che sono sicuro albergano in chi ci legge.
Come già ebbi occasione di ricordare in uno scritto, la mia
conoscenza con Flaviano Rodriguez risale ad un giorno di sole del 1951 (quindi
ormai 60 anni fa) quando allievo della prima F dell'Istituto Pietro Verri, lui
entrò per la prima lezione di stenografia.
Avevo già acquistato il libro di testo, la celebre bibbia di
Poggio-Gandolfo illustri sconosciuti per me all'epoca, ed ero rimasto colpito
che si potessero scrivere parole anche lunghe con pochi segni.
Flaviano Rodriguez entrò nella classe, fece il classico appello,
e poi disse queste parole che sono rimaste scolpite nella mia memoria: "io sono il prof. Flaviano Rodriguez e
vi insegnerò la stenografia, ma prima di tutto vorrei dirvi che voi rimarrete
in questo istituto per cinque anni, imparerete molte nozioni che vi serviranno
per la vostra vita lavorativa, tuttavia quando uscirete da qui e dovrete
trovare un lavoro vi verrà chiesto se conoscete la lingua inglese e qual è la vostra
conoscenza della stenografia. Non dovrete dire: "le ho studiate
all'istituto, ma dovrei oggi ripassarle", dovrete essere in grado di
dimostrare che le conoscete veramente.
Questo vi permetterà di conquistare il vostro posto di lavoro."
Come si rileva dalla data, eravamo a soli 6 anni dalla fine
della guerra mondiale, la lingua internazionale era allora considerata la
lingua francese, ma Flaviano guardava oltre, aveva compreso che la lingua
inglese sarebbe stata quella vincente nel futuro e ci incitava a studiarla,
allo stesso modo della stenografia.
Non ci parlò della stenografia presso i romani o nel medioevo,
come poi appresi veniva suggerito di fare nei testi di didattica stenografia,
ma andò direttamente al sodo, ci consigliò la matita da utilizzare e tracciò sulla lavagna i primi segni,
assegnandoci poi il compito di ripeterli alcune volte sul quaderno.
Nella lezione successiva visionò i quaderni di tutti, ad ognuno
scritte la propria valutazione: a me toccò 'bisogna migliorare'.
Flaviano Rodriguez era arrivato a Milano subito dopo la seconda
guerra mondiale, anche se suggerimento di uno zio, ingegnere minerario che
aveva fatto ricerche anche in Russia, al quale rimase sempre molto legato.
Flaviano Rodriguez era
nato a La Thuile (Aosta) il 29 novembre 1917. La Thuile è un comune della Valle
d'Aosta di circa 1000 abitanti che oggi è assurto a notorietà sciistica:
all'epoca era la base per coloro che lavoravano nella miniera di ferro della
vicina Cogne, dove lavorava il padre che era tecnico minerario. Si trattava di
un ardito progetto, ad opera di Belgi, Svedesi e Italiani che intendeva
sfruttare le ricchezze minerarie, lavorandole sul posto fino ad un prodotto
finale, grazie alla disponibilità di energia elettrica ottenuta dall'abbondanza
di acque del territorio.
Intorno ai quattro anni la famiglia di Flaviano fu ospitata per
un certo tempo presso una sorella del padre che risiedeva a Torino: di questo
periodo torinese Flaviano conservò il sapore della minestra che veniva
preparata dalle suore dell'asilo che frequentò.
All'epoca nella valle d'Aosta ed a Torino, la lingua di
riferimento era il francese: tra l'altro la mamma era di origine francese,
questo spiega il retrogusto della erre tipica di questa lingua che
caratterizzava l'eloquio di Flaviano.
Per ragioni che non mi
sono note, ma che collego alla professione del padre, la famiglia si trasferì
poi a Cagliari. E' noto infatti che in quell'isola fiorirono all'epoca le
miniere di carbone. Qui Flaviano compì i suoi studi anche se, come mi confessò
nella sua ultima lettera, si lasciò spesso tentare da amici a scorazzare per i
campi a caccia degli uccellini, trascurando gli studi che comunque completò
ottenendo il diploma di ragioniere presso l'Istituto tecnico di Cagliari.
In questo istituto imparò la stenografia che era materia
prevista nel piano di studi. Il sistema fu il Gabelsberger-Noe, che dal 1929
era diventato il sistema unico per l'insegnamento. Si appassionò alla materia e poiché all'epoca non esistevano
scuole di magistero stenografico e, specie in zone disagiate come poteva essere
considerata allora la Sardegna (anche se Evi Rossignoli dice che lo sia anche
oggi) l'insegnamento della stenografia veniva assegnato agli insegnanti di
calligrafia, iniziò a corrispondere con personalità del mondo stenografico 'del continente' che conobbe abbonandosi
ad alcune riviste stenografiche. Decise quindi di studiare anche altri sistemi
stenografici e questo gli permise di partecipare agli esami per il
conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento della stenografia che si
tennero nel 1939. E' da ricordare che nel 1937 cadde il monopolio
gabelsbergheriano, a seguito dell'intensa attività svolta da Cima e Meschini
che portò nel 1937 al riconoscimento ufficiale dei loro sistemi.

Gli esami si svolsero a Roma, era possibile conseguire anche
un'abilitazione parziale, ma Flaviano superò brillantemente le prove in tutte e
tre i sistemi, ottenendo la più alta votazione. Nel frattempo aveva anche
imparato ad usare la macchina per scrivere ed anche in questa materia conseguì
nello stesso anno l'abilitazione all'insegnamento.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale impedì a Flaviano di
trovare un immediato sbocco lavorativo
alla sua preparazione, partecipò alle operazioni militari e, come già
prima indicato, subito dopo la fine della guerra si trasferì a Milano anche se
in Sardegna gli fu offerto la possibilità di entrare negli uffici
dell'amministrazione delle miniere.
A Milano si impiegò presso l'Associazione dei Cartolibrai,
allora appena fondata. Nel frattempo presentò domanda per l'insegnamento ed
ottenne la cattedra presso l'Istituto Tecnico Commerciale Pietro Verri di
Milano che aveva all'epoca sede in Corso di Porta Romana.
Scelse di insegnare il sistema Cima. Questa scelta e la sua
nomina crearono scompiglio nella Milano stenografica che considerava standard
di fatto l'insegnamento del sistema Gabelsberger, in questa città era da
decenni presente l'Istituto di Magistero Stenografico che, pur professando idee
di apertura agli altri sistemi dopo il riconoscimento del 1937, di fatto
costituiva il faro in tutta Italia (anche perché era l'unico) per il sistema
Gabelsberger Noe che veniva ampiamente osannato durante le varie riunioni a cui
ebbi il piacere di intervenire negli anni successivi. Il sistema Meschini a
Milano iniziò ad essere insegnato all'inizio degli anni '50 presso gli Istituti
Zanoni, diretti dal prof. Enrico Bella, siciliano di origine ma molto ben
integrato nella capitale meneghina.
Flaviano mantenne rapporti cordiali con tutti, anche se preferì
rafforzare le conoscenze con altre figure del mondo stenografico con cui era
entrato in contatto epistolare: nacque così nel 1948 l'ANSI - Associazione
nazionale stenografi italiani, da lui fondata assieme al prof. Anton Decimo
Tirone, al Prof. Enea Benenti ed al prof. Cosimo Sportelli. L'associazione era
asistematica ed organizzò il primo campionato nazionale di stenodattilografia
che si tenne a Monza, nella villa Reale, nel 1949.
Penso sia opportuno dare qualche sintetico riferimento sulle
persone prima menzionate: Anton Decimo Tirone era stato allievo del prof.
Giuseppe Prete, fu convinto propagandista del sistema Meschini di cui auspicava
l'insegnamento fin dalle scuole elementari. Enea Benenti era all'epoca
funzionario all'ufficio del personale della Montecatini (potente impresa del
settore chimico), si occupava della formazione del personale impiegatizio,
anche con corsi di perfezionamento in stenografia e dattilografia. La squadra
della Montecatini spopolò per molti anni nei risultati delle gare nazionali.
Enea Benenti conosceva diverse lingue straniere ed aveva realizzato
l'applicazione dei sistemi stenografici italiani a queste lingue. Cosimo
Sportelli, stenografo giornalista, decise poi di aprire un istituto di formazione
commerciale, ideando ed insegnando il suo sistema stenografico 'Stenosportelli'
ed il metodo delle 5 dita per la scrittura alla macchina per scrivere,
propugnato da Alfredo Tombolini , velocista di questa tecnica.
Come si vede, personalità tutte di mentalità aperta, al di fuori
dei circuiti 'ufficiali' dell'epoca.
L'Eusi (Ente Unitario della stenografia italiana, oggi Ente unitario del
segretariato italiano) che sarebbe poi stato il riferimento delle 3 (in seguito
diventate quattro) scuole stenografiche ufficiali, non era ancora stato
costituito e l'Ansi proseguì la sua attività organizzando annualmente gare
stenodattilografiche nazionali a Viareggio. L'organizzazione fu poi decentrata
una prima volta a Roma e successivamente a Palermo e poi continuata dall'Eusi
quando le competizioni si trasferirono a Montecatini Terme nei primi anni '60.
In questo gruppo milanese Flaviano Rodriguez fu elemento
catalizzatore e propulsore, la sua esperienza di insegnamento si affinava e con
la sua personalità motivava i giovani allievi a mettersi in gioco, come diciamo
oggi, quindi a partecipare alle competizioni.
La prima esperienza avvenne nel 1949, gli allievi del Verri
parteciparono alle gare regionali milanesi e si piazzarono ai primi posti,
sfatando le Cassandre che ipotizzavano una debacle per i partecipanti che
usavano il sistema Cima, ritenuto insufficiente e pieno di difetti.
Il risultato ottenuto, che fu poi rinnovato negli anni
successivi , era la conseguenza di una didattica pratica, con chiari obiettivi.
Il programma ministeriale prevedeva la velocità di 60 parole al minuto dopo i
due anni di apprendimento (due ore settimanali) e Flaviano già in parallelo
allo svolgimento della teoria, in ogni lezione dedicava alcuni minuti al
dettato, che veniva riletto a turno dagli allievi ed in diverse occasioni
scambiando i blocchi con i colleghi. Una didattica che coinvolgeva tutti. Lui
si muoveva continuamente nell'aula osservando la scrittura di ciascuno e
fornendo poi i consigli per il miglioramento. La velocità di 60 parole (circa
130 sillabe per i colleghi stranieri)
veniva raggiunta da quasi tutti gli allievi, senza un particolare
sovraccarico di compiti a casa. Le famose 80 parole al minuto (circa 200
sillabe), famose perché era la velocità ritenuta all'epoca indispensabile per
l'attività lavorativa in ufficio, non costituiva un miraggio, ma era facilmente
raggiunta da chi metteva un po' più di tempo in qualche esercitazione
supplementare. La sua didattica non demotivava, e non si appiattiva sui
risultati minimi, incitava tutti a cercare di seguire il dettato a 70/80 parole
che sempre concludeva le lezioni del secondo anno. Oggi forse la definiremmo
didattica collaborativa, interattiva perché tale lo era anche senza i supporti
informatici di cui oggi disponiamo, in quanto tendeva a formare un gruppo di
interesse.
In previsione delle competizioni, invitava ad incontri che si
tenevano la domenica mattina, nei quali
si svolgevano esercitazioni su brani di vario argomenti anche presi dai
quotidiani del giorno, che venivano da lui dettati a velocità varia e
commentati sulle possibilità abbreviative o su come evitare trabocchetti in
sede di rilettura. Lui abitava in Via
Bernardino Bellincione (una traversa di via Rombon), in un allora nuovo
quartiere al di fuori delle cinta della ferrovia nella zona di Lambrate e per
raggiungere la scuola doveva utilizzare due mezzi tranviari, con un percorso
non minore di 40/50 minuti.
Le capacità di
Flaviano vengono presto riconosciute e rispettate da tutti, anche fuori Milano.
I suoi contatti con il prof. Giovanni
Vincenzo Cima (Segretario di redazione della Gazzetta del Popolo di Torino ed
inventore del sistema che porta il suo nome) si intensificano e Rodriguez è
chiamato a far parte della Direzione Generale
dell'Unione Stenografica Sistema Cima. Sarà presente per molti anni a
molti incontri, portando il suo contributo pacato ma fermo specie quando le
discussioni tendevano ad astrarsi dalla realtà che richiedeva aggiornamenti.
Nella foto a fianco, scattata durante una riunione a Livorno nel 1950, è visibile al centro della foto, il primo a
sinistra è il prof. G.V. Cima, il secondo è il Prof. Di Stefano (Ispettore del
Ministero della Pubblica Istruzione), la signora al centro con vestito scuro è
Marialaura Pasella di Roma, concorrente in diversi campionati con buon
successo.
Negli anni dal 1950 al
1955 l'attività di Rodriguez si amplia: tiene corsi presso la società
Montecatini, la Scuola per interpreti e traduttori dove insegna la stenografia
non solo per la lingua italiana ma per quella francese, lo stesso avviene alla
Civica Scuola Manzoni, scuola di prestigio per la formazione delle segretarie
dell'epoca. Inoltre, a seguito di contatti con la Soc. Olivetti, è docente per
i corsi di dattilografia organizzati presso l'Università Bocconi. E' da
ricordare anche la formazione delle dimostratrici per il lancio della Olivetti
Lexicon 80: su consiglio di Flaviano si
scelsero delle ragazze con ottima preparazione culturale, che impararono in due
mesi a scrivere correttamente con le 10 dita e che fecero grande impressione
sul pubblico della Fiera di Milano per questa loro abilità, accoppiata
ovviamente alla grazie ed alla giovinezza.
Ebbi la fortuna di incontrarne qualcuna di esse alcuni anni dopo,
che vennero all'Istituto IDI di Milano, per ringraziare il prof. Rodriguez e
raccontare le loro storie a lieto fine.
Nel 1952 inizia la sua attività di Autore, si tratta di una
grammatica del sistema Cima, un primo testo di dattilografia e di esercitazioni
stenografiche e dattilografiche che vengono per lo più da lui direttamente
edite. A queste prime edizioni che utilizza nei corsi da lui tenuti, ne
seguiranno molte altre come si può rilevare dal catalogo della biblioteca
disponibile in rete. Da un lato rende disponibili testi per il perfezionamento
stenografico in tre dei quattro sistemi di stato, l'apprendimento della razionale scrittura
dattilografica, il miglioramento della velocità e precisione di scrittura, la
redazione di documenti di ogni genere, dall'altro inizia un percorso di messa a
punto di idee e sperimentazioni sulla stenografia tradizionale. Inizia con una
Stenoscrittura Moderna, a cui segue a poca distanza la Velocigrafia della quale
pubblica molte versioni con diversi tecnicismi.
La Velocigrafia viene insegnata nei corsi a Milano ed a Firenze, con
buoni risultati evidenziati anche dalla partecipazione alle gare regionali da
lui organizzate a Firenze, che riscuotono notevole partecipazione. Presso la sede di Milano per tre anni sperimentò
l'utilizzo della Stenoscrittura Universale, ultimo dei sistemi stenografici
ideati da Erminio Meschini, a base corsiva.
Affronta anche l'arduo
problema della semplificazione del sistema Gabelsberger-Noe, suscitando le
previste controreazioni di chi non ne voleva sapere, anche se non era in grado
di spiegarne a fondo le ragioni. Tutte queste evoluzioni sistemistiche non
incisero sui risultati ottenuti dagli allievi, tutti coloro che nei suoi
istituti si avvicinarono alla stenografia (indipendentemente dal sistema) ne
trassero vantaggio perché per ciascuno
di essi preparò specifici manuali didattici unitamente ad altri supporti
(cassette - impianto di diffusione senza fili per esercitazioni ad orari a
scelta).
Nel 1955 si tenne a
Monaco Montecarlo il primo Congresso dell'Intersteno dopo la parentesi della
seconda guerra mondiale: Flaviano Rodriguez vi partecipò e quando ritornò ci
parlò con entusiasmo dei contatti che aveva avuto con Marcel Racine, Andrè
Morard, e molti altri e ci evidenziò l'esigenza che anche l'Italia fosse
coinvolta per allargare le relazioni con gli alti paesi (nei quali allora
occorreva andare con il passaporto) e conoscere quello che in essi succedeva.
E' da ricordare che all'epoca si stava iniziando a discutere circa una unione
europea. Ci annunziò che nel 1957 ci sarebbe stato un altro Congresso a Milano.
Infatti nel 1956 fu costituito un Comitato organizzatore che faceva capo al
dottor Ugo Andreini che era il direttore dell'Istituto di Magistero
stenografico. Le scuole stenografiche nominarono i loro rappresentanti e
Flaviano fu indicato dalla Scuola Cima quale rappresentante in questo consesso,
in cui vennero inseriti moltissime persone con alte cariche in vari enti,
associazioni, accademie che costituivano il mondo stenografico del tempo.
Nel frattempo decideva di fondare l'IDI (Milano 1955), che ebbe
la sua sede nella centralissima via Larga, a poche centinaia di metri da piazza
Duomo. Idi è l'acronimo di Istituto Dattilografico Italiano, che propugnava
appunto l'insegnamento razionale della dattilografia. Flaviano non ripudiava la
stenografia, che amava moltissimo e che fu continuamente insegnata nel suo
istituto anche con corsi di Magistero, ma vedeva la diffusione che la scrittura
alla macchina per scrivere stava prendendo e l'esigenza di conoscerla bene da
parte di chi si preparava per il mondo del lavoro.
Inaspettatamente si presentò una opportunità, la Olivetti che
aveva creato scuole di apprendimento della dattilografia (in quanto era
insegnata in pochissime scuole statali) decideva di procedere ad una
dismissione in quanto i nuovi programmi della scuola prevedevano la creazione
degli Istituti professionali dove questa materia aveva un posto importante.
Propose quindi al prof. Rodriguez di rilevare la sede di Firenze, anche qui
nella centralissima piazza Duomo. Si trattava in pratica di un negozio che era
adibito a spazio di formazione. Flaviano, anche col consiglio ponderato di Ada
Cavalli, che aveva sposato e gli aveva già dato 2 figli (Carlo e Rita) decideva
di tentare l'avventura.
Cosa sia successo su Firenze è cosa nota a tutti: la didattica
da lui seguita coll'utilizzo del ritmo musicale, l'insegnamento con persone
giovani e motivate furono uno shock per una sonnolenta Firenze e l'Istituto IDI
crebbe rapidamente. Alla sede di Piazza Duomo si affiancò quella storica di Via
Ricasoli dove via via furono occupati un intero piano con corsi che si
svolgevano fino a tarda sera ed anche il sabato e la domenica.
La necessità di seguire due Istituti portò Flaviano a fare il
pendolare con la sua Fiat 1100 con cambio al volante con la quale sfrecciava
(con calma però) nelle vie del centro di Milano, ora completamente chiuse al
traffico, e sull'autostrada Milano Firenze, che venne gradualmente costruita
tra il 1956 ed il 1960 (in pratica circa 4 anni, tenuto conto delle
problematiche del tratto Bologna Firenze).
Questo pendolarismo lo portò alla decisione che non fosse
possibile da parte sua seguire i lavori del Comitato per il Congresso
Intersteno nel 1957 a Milano, e pregò Cima di nominare il sottoscritto in sua
vece. Mi annunciò questo fatto per telefono, mi disse che avrei ricevuto una
lettera dal prof. Cima e che dovevo presentarmi al prof. Andreini nella sede
dell'Istituto di Magistero. Molto esitante (e glielo dissi durante il colloquio
telefonico) mi recai all'appuntamento. L'accoglienza fu molto formale, forse
era rimasto colpito dal fatto che fosse stato nominato un giovane con poca
esperienza anche se noto per le prestazioni alle gare stenografiche, ma io
rimasi più colpito di lui in quanto un'occhiata alla lunga lista mi spaventò.
Tutti i nomi avevano titoli importanti:
Ingegner, Commendator, Cavalier, Cav.Dott.Prof. e via cantando, mentre io non
avevo nemmeno ancora quello di Rag.
Mi incontrai con Rodriguez che sorrise beatamente alle mie
osservazioni e mi disse: 'Non preoccuparti, la maggior parte di queste persone
non verrà nemmeno a Milano e comunque ne conosco molte che parlano solo dietro
compenso e di solito su questioni che nulla hanno a che vedere con l'organizzazione
di un Congresso'. A malincuore mi decisi di seguire il suo suggerimento e mi
presentai alla prima riunione. Su oltre 30 invitati, soltanto 10 si
presentarono gli altri inviarono lettere o telegrammi in cui 'A causa di
impegni ministeriali', 'Poiché la data coincide con altro importante evento',
'Impegnato in importante missione all'estero' ecc. ecc. si scusavano (non tutti
per la verità) per l'assenza. Questi messaggi furono letti con grande enfasi
dal Dottor Andreini e mi è ancora presente la reazione di due relativamente
giovani donzelle vestite di nero, che ad ogni nome pronunciato si agitavano, si
guardavano ed esprimevano viva meraviglia con 'Oh!', 'Ah!' 'Ma anche lui!' (Non
so dirvi perché non ci fossero lei!) ammirate da tanta partecipazione di fatto
inesistente.
Lo sparuto gruppo poi si ridusse ulteriormente quanto si trattò
di svolgere azioni pratiche: il Congresso si resse su Andreini e Garbislander,
con il contorno di studentesse dell'Istituto Ambrosiano che scrivevano le
lettere di invito e rispondevano alle richieste, che fioccarono comunque. 300
erano le previsioni, alla fine superarono i 900, con tutte le problematiche del
caso perché all'epoca Milano non era ancora attrezzata per eventi così
importanti. Chiacchierando con Marcel Racine (storico segretario
dell'Intersteno fino al Congresso di Manheim 1981) spesso ricordava la
fantozziana gita in treno a Firenze: partenza prestissimo al mattino, arrivo a
Firenze quasi alle 11, giro veloce della città a piedi, pranzo e nuovamente in
treno.
Il mio coinvolgimento nell'attività per questo congresso fu
principalmente dedicata al continuo aggiornamento degli elenchi dei
partecipanti. Nel frattempo avevo iniziato a lavorare e dedicavo a questa
attività alcune ore serali ed il sabato e la domenica, poi all'approntamento
dei tavoli necessari per le gare. Una esperienza che comunque mi è molto
servita sia per i contatti con tante persone, sia per la comprensione di che
cosa significa un Congresso Intersteno.
L'attività di Flaviano
in Intersteno, oltre ad essere apprezzata, si estrinsecò con l'organizzazione
di una seduta a Firenze del Comitato Centrale nel maggio del 1980, a cui
presero parte 50 delegati che rimasero entusiasti per la signorilità
dell'accoglienza. Nel 1985 a Sofia, Flaviano propose di organizzare il
Congresso successivo a Firenze: l'IDI divenne la base operativa per molti mesi
per questo importante Congresso che registrò la presenza di oltre 700
partecipanti. Le iscrizioni, i diplomi e molti altri aspetti della complessa macchina
congressuale vennero gestiti con i programmi software preparati ad hoc per
quella occasione. Anche questa volta non mancò la signorilità, a spese di un
deficit di 30 milioni di lire. La scottatura e la complessità organizzativa
rimasero ben presenti nei suoi familiari e collaboratori e si rese evidente
nello scetticismo iniziale all'idea di un ulteriore congresso a Roma nel 2003
che, contrariamente al precedente, poté beneficiare dei vantaggi della rapida
comunicazione a mezzo e-mail e di una gestione ancora più snella su web.
Il 1998 a Losanna fu l'ultimo Congresso Intersteno al quale
partecipò, aveva già programmato per quello di Hannover del 2001, ma
l'improvviso malore che ne ha minato la deambulazione glielo ha impedito, ma
non gli impedì di mantenersi sempre informato e di continuare i suoi studi e di
partecipare ancora ad alcune riunioni dell'Accademia negli anni successivi.
Nei lunghi anni di crescita dell'IDI di Firenze, che lo
portarono a dover abbandonare la sede di Milano, rilevata e continuata con il
nome di ISCOM sotto la direzione di Mariangela Trivulzio fino al 1998,
moltissime sono state le aperture a nuove prospettive: l'insegnamento della
meccanografia poi sfociata in quella al computer con apparecchiature IBM di
grido, la stampa con proprie attrezzature di molte pubblicazioni e dispense per
i corsi, i corsi di programmazione fino all'attuale realtà, numericamente
ridotta ma sempre al punto più alto della qualità come viene spesso ricordato
da ex insegnanti che hanno avuto l'onore di diventare poi suoi amici, come
il prof. Natale Marchetti (Vice-Preside
dell'ITC "Duca d'Aosta" e storico collaboratore fin dai primi anni
fiorentini). il dottor Walter Melloni (già dirigente della
Chianti Ruffino), il Dottor Luigi Di Marco (divenuto anche Vice Presidente
Federmanagement e Governatore della Compagnia dei Magi).
Ma come è noto Flaviano profuse le sue energie nella
continuazione dell'Accademia fondata da Giuseppe Aliprandi e che, alla sua
morte nel 1975, rischiava di disperdersi.
La decisione presa in
sede Eusi nel 1978 di affidarne la
rinascita ad una persona in grado di assumersene l'impegnativo compito non
poteva che cadere su Flaviano Rodriguez che, come d'abitudine, si gettò nel
progetto con entusiasmo e chiarezza di idee. Fu creato un comitato che ripensò
allo Statuto, mentre la sede di Piazza Duomo a Firenze faceva spazio ad ampi
scaffali per raccogliere i volumi provenienti sia dal fondo Aliprandi da quelli
che negli anni successivi si integrarono. La biblioteca dell'Accademia si è
integrata nel circuito delle biblioteche fiorentine e la catalogazione avvenne
su supporti informatici. Oggi sono oltre 5000 i volumi, senza contare gli
annali di molte riviste del settore che hanno costituito e costituiscono la
linfa necessaria al mantenimento della cultura.
Notevoli sforzi furono da lui fatti, con diverse visite a Roma,
per il riconoscimento dell'Accademia in Ente Morale, che divenne effettivo nell'agosto del 1992 e che comportò anche
sacrifici economici dei soci e suoi personali per creare il capitale
necessario.
Oggi l'Accademia è una realtà che ci permette di rimanere uniti
e che mi auguro possa integrare nuove forze come lui ha sempre saputo fare per
continuare l'attività in linea con i tempi che stanno rapidamente evolvendosi.
La stima e l'affetto
di cui Flaviano Rodriguez godeva, è testimoniato dalla viva partecipazione al
Convegno tenutosi a Firenze l'1 e 2 dicembre 2007 in cui si festeggiarono i
suoi 90 anni ed i 50 anni dell'IDI. Più di 150 furono le presenze alla cena ed
al convegno, tra esse il Signor Ihsan
Yener da Istanbul (accompagnato dalla Signora Saynur Kinikaslan) che
rappresentava ufficialmente l'Intersteno, dal Signor Danny Devriendt,
segretario e dalla Signora Georgette Sante Presidente di Giuria dell'Intersteno.
Il Dottor Boris Neubauer, Presidente del Centro di Ricerca e Formazione per la
Stenografia e l’elaborazione testi di Bayreuth E.V. e docente all'Università di
Julich (Germania), nonchè presidente del Comitato Scientifico dell'Intersteno,
tenne una relazione in lingua italiana durante il convegno.
La notizia della sua dipartita, avvenuta il 2 marzo 2010, a
brevissima distanza dall'Assemblea tenutasi nella seconda metà di febbraio,
arrivò sostanzialmente inaspettata. Mi
rimarrà sempre impressa la calma che emanava dal viso della sua salma, nella
chiesa dove si sono svolte le esequie, quasi un ultimo dolce arrivederci a
tutti noi.
