Stenografia e Stenotipia: una panoramica delle convergenze e delle differenze nelle metodologie di insegnamento

di Gian Paolo Trivulzio

 

 

SOMMARIO DEL CONTENUTO

 

 

Stenografia e Stenotipia: una panoramica delle convergenze e delle differenze nelle metodologie di insegnamento  1

Stenografia e stenotipia sono frutti dello stesso albero. 2

Analogie didattiche tra stenografia e stenotipia. 4

La conquista della velocità di scrittura. 9

Il nodo di base – le differenze didattiche. 10

L’influenza della tecnologia informatica nella didattica della stenografia e della stenotipia. 11

La didattica per i formatori. Le linee strategiche. 13

BIBLIOGRAFIA.. 15

-         Stenografia. 15

-         STENOTIPIA.. 15

 

Appendice

Post-scriptum.. 11

 

Il titolo della conversazione che oggi mi è stato dato incarico di tenere, assomiglia molto ad un brillante accuratamente tagliato e quindi in grado di riflettere le mille sfaccettature e colori della luce che lo colpisce.

 

Infatti, già il titolo si presta ad una serie di considerazioni, iniziando dalla parola stenografia (quasi opposta da subito a quella di Stenotipia), parola che riflette il concetto di trasformazione della parola pronunciata in testo scritto, e che come tutti sappiamo è entrata nell'uso soltanto dal 1600, quindi è usata solo da 400 anni mentre il problema e le soluzioni relative alla trasformazione della parola pronunciata in testo scritto hanno un'anzianità di oltre 2000 anni e non penso sia necessario qui richiamare ai colleghi accademici i tradizionali e notevoli esempi al riguardo.

 

Immediatamente dopo si potrebbe discutere sulle convergenze e differenze, ma questo punto sorge una domanda, non tanto retorica, chi vuole discutere? Interessa questo argomento a questa platea o ad altre da individuare in momenti diversi? Ed ancora: qual è l'attualità della stenografia o della stenotipia  (ammesso che i due termini abbiano diversa valenza) e soprattutto qual è il vantaggio di discutere di convergenze e differenze?. Come si combinano queste tecnologie con l'attuale evoluzione della registrazione del parlato e delle immagini? Qual è l’uso di queste tecnologie da cui fare scaturire le considerazioni didattiche?

 

Ritorniamo quindi al punto iniziale: mille sono le sfaccettature, mille sono i distinguo e le premesse per trattare adeguatamente un tema che sembra banale, ma che tale, soprattutto oggi, non è.

 

Mutuando un concetto da esperienze amministrative, si tratta di attivare un processo di zero-budget, ossia un budget che dimentichi quasi completamente il passato anche recente per una valutazione il più possibile asettica dei valori che devono formare la nuova previsione.

 

Sarebbero perciò necessarie centinaia di pagine per svolgere accuratamente il tema, mole questa inadeguata ai dieci minuti concessi dalle nostre vorticose riunioni annuali.

 

Ho scelto pertanto la via di una panoramica il più possibile tecnicamente asettica,  basata non solo sulle esperienze personali, ma su quelle comunicate da altri pratici e competenti del settore, fornendo una sintesi veloce dei contenuti per chi non abbia giustamente il tempo di approfondire l’argomento.

 

 

Stenografia e stenotipia sono frutti dello stesso albero

 

Nel vasto giardino dello scibile umano, particolare valenza ha tutto quanto si riferisce alla memoria millenaria che ha consentito all’umanità di progredire. Senza approfondita analisi è certo che la scrittura ha avuto un ruolo primario per questo progresso,  e il processo evolutivo della scrittura ha avuto come costante motore la definizione di elementi facilmente e rapidamente tracciabili che si prestassero anche ad interpretazioni non equivoche.

 

Tale ‘accelerazione’ non ha però consentito di raggiungere il ‘sublime ideale’, come fu definito poco più di un secolo fa, ossia di riuscire a raggiungere con la scrittura di uso comune la velocità di eloquio di un oratore.

 

Per tale scopo si è dovuto ricorrere a sistemi di scrittura più sintetici in quantità di elementi scritti e quindi legati ad una maggiore attenzione sia per la scrittura che per la successiva rilettura.

 

I procedimenti sono stati di vario tipo (ricerca dei segni migliori – delle migliori combinazioni – delle regole logiche e linguistiche per la formazione ed abbreviazione dei tracciati) e la storia della tecnica stenografica ce ne offre ampi esempi.

 

Nel 1800 lo sviluppo della tecnologia meccanica dapprima e successivamente di quella dell’energia elettrica, portano a studiare la possibilità di utilizzare questi mezzi anche per realizzare e velocizzare la scrittura. Ricordiamo che la scrittura a macchina, come la intendiamo modernamente, nasce intorno alla metà del secolo di cui si parla e soltanto alla fine dello stesso si hanno i primi frutti commerciali. Anche qui il cammino è lungo per trovare le soluzioni che meglio soddisfino l’esigenza di praticità e chiarezza di scrittura e fra le varie idee si studia anche quella di scrivere per sillabe anziché per singole lettere.

 

Quasi tutti gli inventori di macchine per scrivere sostengono la possibilità (all’epoca soltanto sognata od intravista) di poter scrivere velocemente, fra essi il nostrano Ravizza. Tale sogno si è concretizzato soltanto nell’ultimo recente decennio in quanto le evoluzioni informatiche e la messa a punto di didattiche specializzate, hanno permesso ad elementi di spicco di raggiungere una velocità di scrittura di circa 800 battute, pari a circa 130 parole al minuto, velocità questa che già può essere definita valida per la trascrizione dei discorsi.

 

Intorno alla fine dell’800 l’idea della scrittura a sillabe era quella di fare concorrenza alla scrittura con un solo tasto alla volta (che si è rivelato vincente) e soltanto collateralmente si è vista la possibilità di fare concorrenza alla stenografia manuale. Gli argomenti a disposizione, a dire il vero, erano sostanzialmente pochi e principalmente basati sul fatto che quanto veniva scritto con le lettere meccaniche non era soggetto a deformazioni e quindi il testo realizzato poteva essere immediatamente riletto anche da terzi. Gli altri argomenti (facilità di apprendimento, maggiore velocità di scrittura e simili) erano ancora tutti da dimostrare.

 

L’argomento principale aveva anch’esso i suoi punti deboli in quanto da un lato l’esperienza avrebbe dimostrato una possibile deformazione della ‘battuta’ ossia dei tasti impiegati con possibili equivoci di rilettura e che comunque tale rilettura richiedeva una conoscenza della codificazione delle battute stesse. Infatti per realizzare tutte le combinazioni sillabiche era ed è necessario ricorrere a particolari accorgimenti, come pure accorgimenti particolari veniva e vengono utilizzati (traendo spunto da analoghe tecniche maturate nella stenografia manuale)  per prefissi, desinenze, sigle e simili.

 

Col tempo l’evoluzione della stenotipia ha generato (come avvenuto per la tecnica stenografica manuale) forme di scrittura ‘professionali’, quindi codici avanzati di combinazione che riducevano ulteriormente le possibilità di rilettura immediata da parte di chiunque.

 

Cito alcuni esempi, tratti dal volume ‘A stroke in time’ ossia ‘una battuta al momento giusto’, pubblicato in America nel 1953:

 

omissione di vocale    SLK  per SILK – FLM per Film – SP RS per suppress (concetto mutuato dalla stenografia – Non indicazione della E nel sistema Gabelsberger, della I nel sistema Cima e simili)

 

inversioni di lettere     GOFL per GOLF (nell’Italiano Michela esiste analogo accorgimento per cui si può scrivere GLOF per la stessa parola) – LAONG per ALONG.  Anche questa tecnica è mutuata dalla stenografia, che ha adottato il ben noto criterio della incompatibilità linguistica o grafica ad esempio nel sistema Gab.Noe Auguri si scrive Uaguri, come Austero = uastero

 

prefissi Com-come, e cum indicati con KM KMERS = commerce – KMIGS = commissions – KMUN = communicate -  CON indicato con K con omissione di T o K che seguono il prefisso  KAKT = contact

Ho citato solo prefissi simili a quelli della lingua italiana (esistono riduzioni per ELECTR – ENC – INC) ed utilizzati da quasi tutti i sistemi stenografici, ma l’elenco ne comprende 35 in ampia concorrenza quindi al nostro Gabelsberger che è quello che utilizza di più questo accorgimento.

 

suffissi – ABILITY, IBILITY = BLT . VAIBLT = availability –  KPWOBLT  = impossibility , MENT = -MT o –T.   VEFTM =  investment, DWOPT = development. Anche qui la lista è lunga per 38 gruppi abbreviati.

 

Tralasciando un’analisi delle sigle, che possono essere memorizzate anche se quantitativamente elevate a somiglianza di quanto avviene in sistemi stenografici manuali, le abbreviazioni professionali giungono a gradi notevoli di arditezza quali

 

PLIRBT = accomplishment – BLANS = ambulance – ARBGS = arbitration  - ARPBLGT = arthritic

per giungere a sintetizzare intere frasi in un’unica battuta quali

 

didn’t understand = DAOUNDS diffrerenziato ovviamente da don’t undestand DAONDS

duly licensed to practice medicine and surgery DLIPDS, ridotto a DLIPD se non esercita la surgery (chirurgia).

 

A completamento delle informazioni precedenti segnalo ad esempio che nel sistema stenotipico Grandjean (francese) si utilizza la stessa battuta per P e B – T e D – F e V, salvo differenziazione in caso di ambiguità con l’aggiunta alla battuta base del segno universale di ‘asterisco’, ‘ètoile’ in francese. Questa logica si avvicina molto a quella tipica dei sistemi geometrici e ad alcuni misti (ad esempio Cima – Stenital - Meschini) che usano segni simili per le stesse coppie fonetiche.

 

La breve analisi tecnica di cui sopra penso sia sufficiente a dimostrare quanto meglio indicato nella seguente tabella:

 

Stenografia manuale

stenotipia

obbiettivo base: riuscire a fissare su carta le parole di un veloce oratore

idem

studio della riduzione dei movimenti di scrittura

idem

utilizzo di logiche pratico – linguistiche per semplificare la scrittura

idem

le necessità aguzza l’ingegno. Per risultati professionali è necessario ridurre al minimo i movimenti – quindi adozione di regole abbreviative superiori

idem

i tracciati devono essere il più possibile univoci – quindi adozione di criteri precisativi in caso di ambiguità

idem

 

Come semplice conclusione si può dire che le differenze tecniche tra stenografia manuale e stenotipia risiedono soltanto nel mezzo di scrittura (tastiera che consente di scrivere su una striscia,  anziché matita-penna che fissano i segni su un foglio di carta) in quanto le basi logiche, pratiche, linguistiche che ne sono alla base sono identiche o quanto meno molto simili. Poiché la stenotipia è nata dopo la stenografia tradizionale, si parla di ‘eredità’: nel processo evolutivo chi arriva dopo può valersi dei mezzi che le esperienze dei progenitori hanno dimostrato validi.

 

Il titolo di questo primo capitolo dà la conclusione di queste considerazioni.

 

Analogie didattiche tra stenografia e stenotipia

 

Il corollario pratico delle considerazioni tecniche di cui sopra è dato dal fatto che dopo un periodo di notevole vivacità nello studio e ricerca di soluzioni stenotipiche (analogamente a quanto è avvenuto per le tecniche stenografiche), periodo collocabile tra la seconda metà dell’800 e l’inizio del ‘900, il ‘mercato’ ha di fatto scelto la soluzione stenografia manuale. In Europa ed in Italia (dobbiamo ricordare che Michela è il nome dell’inventore del primo sistema stenotipico italiano) la scelta è stata pressoché assoluta. Il sistema Michela è stato ristretto all’utilizzo al Senato della Repubblica [1] e dal punto di vista tecnico le idee si sono sviluppate nel senso di utilizzare la tastiera della macchina per scrivere, per realizzare una scrittura veloce (Pioletti – Cappellari ed altri).

 

L’evoluzione tecnico, professionale della stenografia ha portato a concepire sistemi in grado di soddisfare diverse esigenze di scrittura veloce anche come conseguenza dello sviluppo dell’attività segretariale (in senso lato) conseguenza dello sviluppo dell’industrializzazione e dei commerci.

 

Si parla quindi di sistemi di due o tre gradi (formazione delle parole con segni base – criteri di riduzione delle parole con criteri ampiamente applicabili – logiche abbreviative professionali). Di norma il gradino base consente una scrittura fluida che permette di raggiungere una velocità di 70/80 parole al minuto necessarie (si dice o meglio si diceva) per le esigenze d’ufficio, mentre ulteriori procedimenti abbreviativi venivano suggeriti per persone di adeguata cultura che volevano dedicarsi ad attività più impegnative (giornalisti – resocontisti parlamentari). Quasi tutti i sistemi del ‘900 sono orientati su questa base, anche se alcuni per motivi propagandistici si definivano ad un grado unico. Alcuni, partiti con questa indicazione strategica, sono poi nella pratica diventati almeno a due gradi, sotto la spinta delle esigenze quotidiane.

 

Da questa impostazione sono derivati quindi due obiettivi, e quindi due metodi didattici, per l’insegnante:[2]

 

1 – il primo tendente a suddividere l’insegnamento secondo i gradi dei sistemi privilegiando di fatto quelli di primo livello (soprattutto nelle scuole pubbliche  dove era richiesto il raggiungimento di una velocità di 60/80 parole al minuto) per contenere il periodo di formazione, altro grande cavallo di battaglia dei sistemi stenografici (Apprendete la stenografia in 24 ore fu lo slogan felice, anche se ambiguo, di un Istituto Milanese negli anni ’60)

2 – il secondo tendente alla formazione professionale e quindi sviluppando un apprendimento integrale di tutte le regole abbreviative.

 

Quasi sempre, per evidenti ragioni pratiche, il secondo era la conseguenza del primo, ossia chi veniva ‘motivato’ dalla prima formazione si assoggettava ad ulteriori esercitazioni per il conseguimento di migliori risultati. A questo punto ci si accorgeva che molti dei criteri previsti nella seconda fase richiedevano un ripensamento delle forme di scrittura già apprese e sulle quali ci si era lungamente esercitati. Di fatto si aveva quanto meno una notevole perdita di tempo per l’allungamento dei tempi di apprendimento, oltre a difficoltà psicologiche e pratiche per la ‘riconversione’ alle nuove forme di scrittura.

 

Si è quindi venuta delineando, negli anni ’70, l’idea di una formazione ‘globale’ che anticipasse forme abbreviative definite ‘superiori’ per eliminare o quanto meno ridurre tale inconveniente, creando così una ‘mentalità stenografica globale’. [3]

 

L’evoluzione didattica sopra indicata è conseguenza (in Europa ed Italia) della diffusione dell’insegnamento e dell’utilizzo della tecnica stenografica negli uffici e nei Parlamenti, mentre le relative esperienze di insegnamento della stenotipia sono (fino al 1980) molto limitate.

 

Negli Stati Uniti, invece, la stenotipia diventa subito dopo la seconda guerra mondiale, lo standard di fatto approvato per la resocontazione giudiziaria. Gli stenotipisti statunitensi vincono una strenua lotta che tendeva ad introdurre nelle aule giudiziarie la resocontazione con registrazione magnetica (all’epoca ancora macchinosa ed agli albori di un utilizzo pratico ed affidabile) in sostituzione degli ormai introvabili stenografi. La stenografia infatti veniva colà soprattutto insegnata quale materia complementare per la formazione di segretarie, mentre i giornali rapidamente si convertivano all’utilizzo massiccio dell’arrivo delle informazioni tramite telescriventi (realtà che poi influenzerà anche l’Europa) e di quello di speciali registratori di voce (dimafoni) per la ripresa dei servizi, che venivano poi trascritti da veloci dattilografe.

 

Il fatto che la resocontazione giudiziaria fosse il pane quotidiano, spingeva e spinge gli stenotipisti statunitensi[4] ad una formazione soltanto professionale (in vista di un utilizzo integrale) in ciò motivata anche dagli elevati standard richiesti per poterla praticare. I programmi standard, che comprendono anche elementi di diritto e di pratica processuale, sono comunque orientati su 6 semestri (in pratica tre anni) di formazione.

 

Tornando per un attimo alle esperienze italiane prima del 1980, posso citare che l’insegnamento svolto nel 1967/8 a Milano all’Istituto Idi (Rodriguez-Trivulzio) col sistema Grandjean ci ha portato a considerare i due aspetti importanti nell’apprendimento della stenotipia: l’agilità motoria e la tecnica abbreviativa. Il tempo limitati non ci ha fatto conseguire risultati notevoli e ‘il mercato’ ha continuato a privilegiare l’utilizzo della stenografia tradizionale per il settore del segretariato. Un esperimento analogo di insegnamento con una tastiera Grandjean modificata fu fatta all’istituto Ido di Bergamo (prof. Bertuletti) nello stesso periodo.

 

Per quanto riguarda il sistema Michela la scuola del Senato consigliava una didattica in due fasi.

 

Per evitare sintesi eccessive che potrebbero portare ad incomprensioni, mi permetto riportare integralmente qui di seguito quanto scrive il Dottor Giovanni Bertolini che ha curato diversi corsi di formazione in tale istituzione, nel suo libro La stenografia parlamentare al Senato -il sistema Michela-1992.

 

Il testo che segue è quello integrale da pag. 31 a 34.

 

Sul metodo

 

A questo punto può dirsi esaurita l'esposizione della parte essenziale della teoria del sistema stenografico Michela. (l’Autore ha precedentemente esposto i criteri che informano la concezione del sistema Michela n.d.r.)

 

In un corso di apprendimento, questa parte può richiedere soltanto una lezione (della durata di un'ora e 30 minuti) a conclusione della quale, inoltre, è possibile trattare della scrittura di talune lettere di segno semplice, cosicché l'allievo possa immediatamente passare a un'esercitazione pratica sia di scrittura sia di lettura, trasferendo nella pratica le nozioni ricevute in astratto.

 

Acquisita tale parte teorica, le successive lezioni non possono avere per oggetto altro che l'insegnamento dell'intera serie delle lettere dell'alfabeto.

 

Anche a questo riguardo, non si tratta di un insegnamento e di un apprendimento unicamente teorici, ma di un insegnamento e di un apprendimento teorico pratici, quindi con una stretta connessione fra apprendimento della teoria ed esercitazioni dirette e immediate sulla tastiera e di lettura della striscia.

 

Come organizzare questa seconda fase di un corso di apprendimento?

 

Il criterio base sembra essere quello di curare soprattutto la precisione calligrafica, cioè l'esattezza della scrittura delle singole lettere dell'alfabeto, man mano che vengono insegnate e apprese.

 

Questo significa la necessità di rimuovere, in queste fase, qualsiasi preoccupazione di velocità; questo significa anzi una cadenza dei passaggi, in questa fase, volutamente riflessiva.

 

L'esperienza ha dimostrato che-dedicando alle lettere con segno semplice tre lezioni; alle lettere con segno doppio 3-4 lezioni e, infine, una decina di lezioni alle lettere con segni triplici; e inoltre inframezzando questa serie di lezioni con 5-6 lezioni dedicate alla sola esercitazione pratica e senza apprendimenti nuovi-è possibile raggiungere, in poco più di una ventina (fino a non più di una trentina) di lezioni, non solo la conoscenza teorico-pratica dell'intero alfabeto Michela, ma anche una capacità di scrittura (sei lezioni) alla velocità di 25-30 parole al minuto.

 

In altri termini: con 25-30 lezione (della durata giornaliera di un'ora e mezza ciascuna) l'allievo è messo in condizione di passare da una situazione di assoluta non conoscenza del sistema Michela ad una, caratterizzata dalla capacità di scrivere con precisione da 25 a trenta parole al minuto, senza alcuna abbreviazione.

 

Seguirà un corrispondente numero di lezioni, per la famigliarizzazione pratica con le nozioni di alfabetizzazione teoricamente acquisite: lezione destinati quindi al consolidamento della conoscenza ed all'avvio della scrittura stenografica, sino al raggiungimento della velocità di 50-60 parole al minuto. In questa seconda parte della prima fase sarà proposto e consentito l'uso di un solo tipo di abbreviazione, quella della soppressione della vocale finale della parola.

 

Solo dopo aver concluso questa fase iniziale di alfabetizzazione e di consolidamento pratico teorico di quanto appreso con essa, l'addestramento può porsi l'obiettivo della velocità.

 

In un primo tempo per altro, il progressivo incremento della velocità sarà affidato all'acquisizione del riflesso condizionato che grazie alla diuturna esercitazione, dovrà via via stabilirsi fra espressione fonica e corrispondente digitazione sulla tastiera.

 

Solo quando questo riflesso condizionato avrà raggiunto un evidente grado di maturazione (e quindi, intorno alle 120-130 parole minuto), sarà opportuno completare gli aspetti teorici del sistema Michela con la esposizione e l'utilizzazione delle abbreviazione più avanzate, fermo restando che lo zoccolo resistente della velocità stenografica sarà sempre costituito dal ricordato riflesso condizionato, e quindi ottenuto con una incessante esercitazione alla tastiera.

 

Quindi, anche per una sottolineatura di questa ultima considerazione, la parte della teoria che riguarda le abbreviazione verrà collocato in una successiva sessione di questo lavoro, dopo quella dedicata all'alfabeto.

 

Qui può essere comunque precisato che, per un addestramento che voglia modellarsi sugli anzidetti (sperimentati) criteri, si deve prevedere un periodo di lavoro della durata di almeno dodici mesi, così cadenzati:

 

       fase iniziale, di alfabetizzazione (un'ora-un'ora e mezza al giorno) della durata di due o tre mesi circa con un primo avvicinamento alla velocità di 50-55 parole al minuto;  istruzione sulle abbreviazioni limitata alla soppressione della vocale finale della parola e suo utilizzo;

 

       seconda fase, di addestramento al raggiungimento del 80-90 parole minuto (durata di 2-3 mesi, con esercitazioni di almeno tre ore al giorno);

 

       terza fase, di addestramento per il raggiungimento delle 120-130 parole minuto (durata di 2-3 mesi con sei ore di esercitazione al giorno: tre antimeridiane e tre pomeridiane);

 

       fase conclusiva, di addestramento per il raggiungimento delle 150-160 parole minuto (durata di 2-3 mesi, con lo stesso numero di ore di esercitazione della precedente). (Velocità superiori matureranno con la pratica professionale).

 

L'allievo che al termine di quest'addestramento abbia raggiunto la velocità di almeno 150-160 parole minuto, può dire di aver terminato con risultati positivi la sua preparazione e di essere diventato uno stenografo (a velocità) parlamentare.

 

Uno stenografo, si badi bene, e non ancora un resocontista parlamentare. Infatti se la seconda cosa presuppone la prima, la prima invece non si identifica con la seconda, così come il resoconto di un dibattito parlamentare non si identifica con le note stenografiche di quel dibattito, anche le più corrette precise.

 

 

Per il passaggio dalla nota stenografica al resoconto, altre operazioni devono essere compiute: anche se fanno parte dei compiti dello stenografo parlamentare. Ma di ciò, in una parte successiva di questo lavoro.[5]

 

Come si vede, il dottor Bertolini evidenzia molto bene l’esigenza della formazione stenotipica basata sull’acquisizione di una notevole abilità motoria prima di una fase abbreviativa, in pratica con un approccio molto simile a quello prima indicato per la didattica della stenografia tradizionale. Inoltre vengono forniti indicazioni utili (sulla base dell’esperienza anche se particolare e selettiva come quella del Senato Italiano) sul tempo di formazione, particolare non trascurabile non tanto perché si debba cercare di ridurre i tempi, quanto per poter valutare l’efficacia e l’efficienza generale di un sistema di formazione rispetto ad altri. Lo scopo è quello di avere stenotipisti professionisti, non di fare corsi per le farfalle.

 

Di parere opposto sono i campioni mondiali Fausto Ramondelli e Fabrizio Del Signore che nel volume ‘Evoluzione del sistema di stenotipia Michela’ – 1982 – pag. 100 sostengono:

 

1.5 Il tempo per le abbreviazioni

 

Nell'insegnamento del sistema Michela tradizionalmente si fa iniziare lo studio delle abbreviazioni (per quanto come vedremo fin qui non vi è mai stata una vera e propria teoria delle abbreviazioni nel sistema Michela) quando l'allievo e già in grado di trascrivere a velocità ragguardevoli (50-60 parole al minuto). Alcuni sostengono addirittura che fino alla velocità di 120 parole al minuto è opportuno limitarsi alla elisione della vocale filiale.

 

Al contrario si è constato che l'introduzione alle principale regole abbreviative fin dalle prime fasi dell'apprendimento (rimandando ad un momento successivo quelle particolari, le eccezioni ecc.) consente di ottenere ottimi risultati.

 

Non vi sono valide motivazioni per posticipare l'apprendimento del metodo abbreviativo. Una conferma viene dall'esperienza della maggioranza dei sistemi stenografiche e stenotipici: fin dai primi passi propongono all'allievo una serie di forme abbreviate che questi apprende ed assimila lungo tutto il periodo di addestramento. In altre parole, all'allievo non si chiede di modificare la forma grafica di espressioni linguistiche che egli ha già automatizzato (principio della definitività del segno).

 

All'obiezione che l'allievo, una volta appresi i criteri abbreviativo, nonè più in grado di progredire in velocità, riponendo eccessiva fiducia nella possibilità di ridurre sempre di più la propria fatica, si può replicare che tale rischio è sempre presente., a meno che non si pensi che lo stenografo non debba mai abbreviare, il che sarebbe una contraddizione in termini; comunque impedirebbe, salvo eccezioni, di raggiungere velocità oratorie. È stato acutamente notato che l'obiettivo della stenotipia è di offrire una versione grafica più precisa possibile (al fine di consentire una agevole fruizione del resoconto). Il sistema Michela da questo punto di vista sconta un "Difetto d'origine", cioè la sua caratterizzazione fonetica. Il problema può essere risolto non già preferendo le forme estese di scrittura a quelle abbreviate (il che determinerebbe fatalmente una riduzione delle velocità potenziali), bensì affinando le regole abbreviative e la precisione nella trascrizione, in funzione della interpretazione non equivoca da parte di adeguati programmi informatici.

 

Ma vi è un aspetto positivo ben più importante. Nel caso del sistema Michela il corretto e completo utilizzo della seconda serie (chiave del sistema, come abbiamo visto) e della quarta serie è direttamente legato alle abbreviazioni. Infatti se non si elide la vocale finale si utilizza pochissimo la quarta serie, mentre se non si pratica la fusione di sillabe si finisce per ignorare la seconda serie (addirittura per dimenticare delle combinazioni). È di tutta evidenza come ciò, oltre ad un effetto negativo dell'apprendimento organico del sistema, può produrre (e di fatto produce) un grave danno nella impostazione delle mani sulla tastiera. Esse ruotano (soprattutto la mano sinistra) in senso orario: un difetto che se è trascurato può pregiudicare la possibilità di raggiungere elevate velocità.

 

Può dirsi quindi che la pratica delle abbreviazioni ha un benefico effetto di sistemazione delle mani sulla tastiera.

 

Personalmente, per esperienza pratica, prediligo questa seconda impostazione didattica in quanto le attività realizzate con Maria Luisa Corti Crippa nella formazione e nel perfezionamento di stenotipisti col sistema Michela (oltrechè con gli altri utilizzati in Italia) dimostrano quanto sia difficile modificare abitudini acquisite (ricordiamo che la stenografia e la stenotipia richiedono l’automatizzazione di movimenti che diventano di conseguenza eseguibili rapidamente proprio in funzione di questo automatismo) o per meglio dire male acquisite.

 

Le considerazioni di Ramondelli-Del Signore introducono anche il capitolo che crea una diversa impostazione didattica dal 1990 e cioè l’introduzione della decrittazione automatica delle note stenotipiche a mezzo del computer. Questa tecnica (denominata CAT – computer aided transcription) è per ragioni pratiche iniziata in America, ma si è rapidamente estesa in Europa (Michela – Grandjean – Melani e Mael le hanno fatto diventare una imprescindibile necessità).

 

Prima di affrontare questa ‘novità’ ritengo fare una sintesi di questo secondo capitolo e penso di poter affermare che anche dal punto di vista  del percorso didattico le analogie tra le due tecniche sono notevoli.

 

La conquista della velocità di scrittura

 

Non ho volutamente sottolineato il fatto (che ritengo ovvio per i destinatari delle presenti considerazioni) che le esercitazioni graduali di velocità sono richieste in entrambe le tecnologie e riposano su testi dettati appunto a velocità crescente.

 

Entrambe le tecnologie, unicamente ancora una volta differenziate nel tipo di movimento utilizzato, non permettono l’immediata scrittura ad alta velocità, non appena conosciute le principali o tutte le regole di formazione ed abbreviazione delle parole.

 

Il percorso per il raggiungimento delle velocità di scrittura passa quindi attraverso una serie di fasi che, come già evidenziato in molti studi sulla stenografia tradizionale e riconfermati finora validi dall’esperienza dell’insegnamento della stenotipia, riposano sul continuo controllo della precisione di scrittura (stenografica o stenotipica) realizzata in modo sempre più automatizzato, con graduale motivazione all’esecuzione sempre più rapida.

 

In questo percorso si individuano sia per la stenografia che per la stenotipia dei momenti di ‘stasi’ legati a fattori ancora non completamente investigati. In pratica il miglioramento della velocità sembra procedere per ‘gradini’ anziché per movimento continuo. In termini pratici (tutti da controllare) sembrerebbe ad esempio più produttivo fare molte esercitazioni ad esempio ad 80 parole al minuto, per poi affrontare il raggiungimento delle 100 parole attraverso una serie di dettature a velocità crescente, ma in tempistiche più contenute. La problematica risiede comunque in una ‘dosatura’ accurata per evitare l’acquisizione di uno stato di ‘completo benessere’ che porta alla ‘paura’ di affrontare velocità crescenti.[6]

 

In questa fase l’insegnante è meno ‘presente’, ma ha un compito simile a quello delle guide alpine, evitare che il discente precipiti e che non si demotivi nelle difficoltà per raggiungere la meta. E questo, mi sia concesso di poterlo dire a chiare lettere, non si può fare se non si è precedentemente ‘sofferto’ lo stesso cammino.

 

 La differenza principale quindi starà nei commenti che l’insegnante o il tutor sottolineerà ai discenti, per richiamare la loro attenzione su particolarità sistemistiche o convenienza nell’uso di forme abbreviate o precisative, attività questa richiesta sia nella stenografia tradizionale che nella stenografia a macchina.[7]

 

Il nodo di base – le differenze didattiche

 

Le differenze nell’impostazione didattica nell’insegnamento della stenografia manuale e di quella a macchina, riposano sulla risposta che si intende dare alla domanda ‘qual è l’obiettivo del mio insegnamento’, che ovviamente è strettamente collegato a quello speculare del discente ‘ qual è l’obiettivo del mio apprendimento?’.

 

La mia riposta oggi a questo interrogativo sta in uno slogan: “Con la stenografia si può anche giocare, con la stenotipia si può solo lavorare”.

 

Questo slogan vuole evidenziare che con la stenografia manuale posso anche scrivere la lista della spesa, il biglietto segreto per il partner o i miei appunti, posso utilizzarla quale strumento personale di produttività è, come si diceva una volta “un’arte, un’arma in più” . Lo studio della stenografia vale quindi sempre la pena di essere fatto, come quello della musica, del nuoto, del tennis  e simili senza avere l’obiettivo di diventare dei professionisti.

 

Con questa chiara obbiettivazione, la stenografia manuale può tornare in auge, semprechè ci siano insegnanti, a questo punto ‘missionari’ o ‘evangelisti’ come dicono gli americani, disposti a spargere nuovamente la buona novella, aggiornando le argomentazioni e proponendo programmi reali e ben definiti.

 

Una delle principali considerazioni da focalizzare è quello relativo al ‘punto di non ritorno’ ossia al punto di apprendimento in cui finalmente il discente capisce di poter padroneggiare la tecnica stenografica e di averne vantaggio rispetto ad altri sistemi (scrittura ordinaria o scrittura alla tastiera). Ritengo che questo ‘punto di non ritorno’ per la stenografia manuale si attesti intorno alle 60 parole al minuto, con rilettura del testo in un tempo non superiore a quello a cui è stata fatta la dettatura.

 

Per raggiungere questo obiettivo possono essere utili programmi mirati a specifiche esigenze, quella che oserei definire la stenografia applicata quale ad esempio la tecnica di redazione di appunti di una lezione universitaria o di una conferenza.

 

Per la stenotipia, come precedentemente indicato, la mia idea è che l’obiettivo deve essere soltanto professionale e di conseguenza tutta la relativa didattica deve essere focalizzata in questo senso.

 

Per entrambe le tecnologie esiste comunque un problema di impatto iniziale. Se è vero che la prima impressione è quella giusta, dalla prima impressione che ricava il discente dipenderà la motivazione per il proseguimento.

 

Occorre quindi evitare (o per meglio dire affrontare) alcuni scogli iniziali che sono

 

stenografia

Stenotipia

precisione di scrittura dei segni

Oggi c’è poca dimestichezza con una scrittura attenta e questo fa rallentare l’apprendimento di nuovi segni, anche se la scrittura ordinaria costituisce un’ottima base per ridurre il tempo necessario ad un risultato pratico.

particolarità nella digitazione di sillabe che va affrontata con gradualità.

L'impatto con la tastiera dopo la prima euforia si traduce in un atteggiamento di noia e routine che va attentamente controllato.

 

abitudine alla rilettura di nuovi segni diversi da quelli della scrittura ordinari

specie colla stenotipia elettronica (ormai generaliz­zata) non esiste una difficoltà iniziale di rilettura dei segni, tuttavia questo può portare ad una superficialità nel non rilevare errori di scrittura che compromettono la leggibilità. Anche se in misura minore rispetto alla stenografia tradizionale, occorre curare la capacità di rilettura rapida.

 

gestione dell’entusiamo nel raggiungere risultati immediati, raffreddati dalla meccanicità degli esercizi di automazione.

idem

 

La formazione iniziale è a mio avviso molto legata alla presenza dell’insegnante tutor che deve essere punto di riferimento per la motivazione nell’assicurare concretamente che i risultati auspicati saranno raggiunti nei tempi previsti. Qualora si riscontrassero fattori che ritardano o impediscono il raggiungimento dei risultati, occorre parlarne francamente con l’allievo in termini motivazionali ed al limiti scoraggiare il proseguimento.

 

Spero di non violare la legge della privacy se dico che il campionissimo Fabrizio Del Signore (490 sillabe ai campionati Intersteno) mi rivelò, parlando di problemi nell’apprendimento, di aver avuto un colloquio col suo insegnante che gli diceva che non  riteneva potesse diventare un buon stenotipista in quanto la quantità di errori nella diteggiatura era elevata. Questo incontro lo stimolò a curare, con copiosi esercizi, la diteggiatura per ‘pulire la striscia’ dagli errori e quindi a divenire il campione che oggi è.

 

 

L’influenza della tecnologia informatica nella didattica della stenografia e della stenotipia.

 

L’influenza dell’informatica in tutte le attività lavorative è ben nota e non può essere ignorata in un moderno processo di apprendimento della stenografia o stenotipia.

 

Ben raramente il testo redatto con stenografia o stenotipia rimarrà nella forma originale di scrittura, ed altrettanto raramente verrà  diffuso nella forma della scrittura ordinaria.

 

Se si pensa poi ad un’attività professionale (resocontazione di discorsi – assemblee ecc.) il testo finale deve essere presentato anche in forma grafica piacevole, quale è oggi consentito dai programmi di elaborazione del testo.

 

Per ottenere tale risultato la stenotipia si è incamminata (non appena il personal computer è diventato realtà)  ad eliminare la fase della trasposizione dalle battute stenotipiche al testo completamente ed immediatamente leggibile da chiunque. Un simile percorso non è ancora possibile per la stenografia manuale pur essendo atti esperimenti in Italia – Giappone e Germania[8].

 

L’eliminazione della fase di trascrizione è diventata la carta vincente che ha dato alla stenotipia una notevole marcia in più  nei confronti della stenografia tradizionale per tutti gli usi professionali.

 

Tale tecnica denominata come già accennato CAT (Computer Aided Transcription) ha avuto notevole impatto sulla tecnica di digitazione dei sistemi stenotipici in una convergenza da un lato della tecnica informatica (per fornire il massimo supporto per la fedele ricostruzione delle battute stenotipiche) e dall’altro dall’utilizzo di tecniche di digitazione atte ad evitare forme ambigue o ‘conflitti’ che richiedano successivi controlli.[9]

 

La decrittazione informatica avviene all’interno del computer e l’odierna sicurezza di operatività di questi strumenti ha consentito di gradualmente eliminare dallo stenoterminale funzioni oggi non più necessarie (ad esempio la striscia coi relativi meccanismi di nastro per la scrittura e l’inchiostrazione), prefigurando a breve la realizzazione di una semplice tastiera che possa essere direttamente collegata al computer.

 

Questa tastiera inoltre, non disponendo più di leve con indicazione meccanica delle lettere o di sistemi di codificazione elettronica per la visualizzazione e la stampa  della striscia, può essere ‘programmata’ in relazione a migliorate configurazioni nella posizione dei tasti. Questa personalizzazione potrebbe anche essere resa disponibile per lo stenotipista.

 

Questo sganciamento ha anche consentito la realizzazione di tastiere più ergonomiche (analogamente a quanto già disponibile per le tradizionali tastiere dei computer) eventualmente divisibili e posizionabili sul tavolo per consentire una più comoda operatività.

 

Queste semplici indicazioni danno l’idea di quanta strada si sia fatta in questa direzione che ha aperto ulteriori strade applicative. La velocità e la precisione della scrittura stenotipica consentono di realizzare rapidamente sottotitoli per migliorare la comprensione delle informazione per gli audiolesi o con problemi di udito, quale ausilio allo studio (documenti multimediali), e di inviare informazioni scritte in tempo rapido, sfruttando ad esempio la rete Internet.[10]

 

Questi miglioramenti tecnici creano professionalità più complete e tutto ciò influenza ovviamente la didattica che deve puntare su percorsi formativi ottimizzati sia per una formazione di base che per specifici aggiornamenti (senza dimenticare la ‘formazione continua’). Per evitare ricerche ai Colleghi interessati, riporto al termine di queste note alcune indicazioni su tempistiche e programmi formativi.

 

In quest’ottica sono da segnalare le esperienze didattiche per il sistema Stenograph fatte dal Prof. Teodosio Galotta di Potenza che hanno portato alla definizione di percorsi formativi di alta qualità[11], mentre il sottoscritto e la collega Maria Luisa Corti hanno contribuito alla preparazione di un percorso didattico per la formazione di sottotitolatori.

 

E’ mia ferma convinzione che la preparazione di questi percorsi didattici (al di là di specifici progetti da sottoporre ad Enti per eventuali finanziamenti) debba essere incentivata e migliorata con scambio di esperienze, sia per la loro attualità sia per dare concretezza all’esistenza della nostra Accademia.

 

In queste ipotesi formative si fa sempre più strada la possibilità di utilizzare i mezzi informatici non soltanto per presentare meglio i supporti didattici, quanto per veicolare la formazione a distanza.

 

I mezzi tecnici oggi disponibili (Internet in primis) consentono tale diffusione, ma richiedono non soltanto una messa a punto di specifici programmi informatici quanto, e soprattutto, il ripensare il modo in cui il processo di formazione possa essere efficace ed efficacemente monitorato e come si possa integrare la presenza fisica dell’insegnante che rimane a mio giudizio indispensabile nelle fasi critiche del processo di formazione (creazione di buone abitudini nel periodo iniziale – motivazione generale – supporto tecnico e motivazionale nel percorso di raggiungimento delle velocità professionali).

 

La formazione a distanza con rete Internet (e-learning) è una realtà avanzata grazie all’aumento delle velocità della rete (ISDN e ADSL). In America essa è già applicata a percorsi formativi per lo studio della stenotipia, che alternano presenze fisiche in aula con studio personale e controlli via Internet.

 

Le formule possono essere le più variate e flessibili ed hanno principalmente lo scopo di rendere accessibile la formazione anche a chi non risieda in centri ove non siano disponibili insegnanti e strutture specialistiche.

Per le nostre discipline (stenografia e stenotipia) ed in Italia questo è oggi un imperativo. Chi desidera apprendere stenotipia o stenografia (anche nelle grandi città come Milano o Roma) non trova facilmente.

Al momento un  tentativo di diffusione della stenografia a mezzo Internet è quello del prof. Ferdinando Fabi, coadiuvato dalle prof   prof.ssa Nadia Musumeci di Catania e Carmelita De Luca di Roma. Esso è basato sullo schema didattico del libro della prof. Maria Mezzatesta Mangia (una colonna dell'insegnamento stenografico cimano a Palermo), ovviamente a suo tempo non concepito per la formazione in Internet. Tali lezioni sono reperibili al sito www.resoconti.it. Sempre in appendice riporto lo schema e la prima lezione di tale corso.

Alberto Trivulzio ha annunciato sul suo sito (www.trivulzio.com) la disponibilità di analoga formazione, penso che valga la pena di tenerlo d’occhio.

La didattica per i formatori. Le linee strategiche.

 

Tutte le esperienze del passato costituiscono punti di riferimento per il presente e scalini di quella ideale scala del perfezionamento dei mezzi professionali.

 

Riguardando gli sviluppi del nostro settore negli ultimi 50 anni si può positivamente concludere che oggi siamo più coscienti di ieri della potenzialità ottenuta, grazie a quanto ci hanno tramandato i nostri predecessori nel settore.

 

Non sono parole di circostanze, ma idee profondamente sentite e che meriterebbero adeguata disamina.

 

Tutte le esperienze diventano valide se vengono tramandate: da qui l’esigenza di disporre di formatori validi e convinti.

 

Anche questo è un obiettivo che deve realizzarsi nella nostra attività accademica, obiettivo che sta anch’esso diventando primario ed impellente in quanto aumentano i ‘ritirati’ per motivi ineluttabili e molti sono i ‘rinunciatari’ ad un processo di aggiornamento.

 

Anche per la formazione dei formatori valgono le considerazioni già delineate:

 

-  necessità di rendere disponibile la formazione in località disagiate

-  programmi formativi efficaci e misurabili

 

Tale formazione dovrebbe privilegiare la conoscenza e l’analisi critica delle motivazioni ed esigenze di fondo che impregnano le scritture veloci, onde realizzare quella flessibilità ed apertura verso tutti i mezzi che consentano di realizzare il passaggio dal parlato allo scritto.

 

La guerra ideologica stenografia-stenotipia non ha senso se non si precisano gli obiettivi che si vogliono raggiungere, l’arroccamento su una soltanto di esse ha valore solo in termini di arricchimento professionale personale (fattore questo importante), ma non può rientrare nella visione strategica di membri dell’Accademia.

 

Accenno solo di sfuggita che in questi giorni è stato rilasciato il programma operativo Windows XP, che sicuramente diverrà in poco tempo uno standard operativo per tutti e quindi anche per gli insegnanti e gli operatori.

 

Tale programma prevede già, ad esempio, l’utilizzo di funzionalità di riconoscimento della voce (per ora solo per la lingua inglese) realtà con la quale dovranno confrontarsi gli insegnanti che vorranno essere all’altezza del loro compito in un breve futuro.

 

E’ un altro degli aspetti che ritengo meritino di essere valutati nelle nostre riunioni. 

 

 

 


BIBLIOGRAFIA

 

Stenografia

 

Copiosa è la documentazione tecnica e storica rintracciabile nel catalogo della Biblioteca dell’Accademia.

 

Segnalo soltanto le principali opere dedicate alla didattica o contributi al tema

 

Commento al manuale ufficiale del sistema Cima ad uso dei corsi di Magistero stenografico – Torino - 1938

Note didattiche sul sistema Cima -  Roma 1965 – Gian Paolo Trivulzio

Didattica della Stenografia  ad uso delle scuole di Magistero Stenografico – IMS Milano  1962   - Ugo Zucchermaglio

L’evoluzione della stenografia nazionale – Capitolo X - Il nuovo orientamento didattico (la XV Edizione) – Istituti Eredi Meschini 1965 – Giuseppe Prete – con molte acute e direi ancora oggi utili osservazioni di tipo generale al di là di quelle relative all’evoluzione didattica del sistema Meschini

Guida alla preparazione agli esami di abilitazione all’insegnamento della stenografia – Usnen Napoli 1960 – Giuseppe Quitadamo

Come insegnare la stenografia Meschini nelle scuole medie (Torino, 1924) – Carlo Cerchio

Elementi di Tecnica e didattica della velocità stenografica -  Unione professionisti Cimani – senza data – Riccardo Bruni

Formazione – reclutamento e inquadramento del personale stenografico – Prima parte della relazione al Congresso Intersteno di Berna – 1989 – Francesco Pariset

Ali – Abbreviazione linguistica intuitiva – Stenital Mosciaro- 1958 – Abramo Mosciaro

 

STENOTIPIA

 

Metodo Italiano di stenografia a macchina computerizzata – Stenotype 1991 – Marcello Melani

Guida Didattica all’uso dello stenoterminale elettronico Michela – Datamanagement 1991 –

Evoluzione del sistema di stenotipia Michela – Roma 1993 – Fausto Ramondelli e Fabrizio Del Signore

La stenografia parlamentare al Senato – Il sistema Michela – Roma 1992 – Giovanni Bertolini

30 giorni con Michela – dispensa di esercizi per l’uso professionale della stenotipia elettronica –Torino 1999 – Maria Luisa Corti Crippa – Gian Paolo Trivulzio

 

 

 
APPENDICE

 

 

Dal testo ‘Stenografia a macchina computerizzata’ – del prof. Marcello Melani composto da 49 lezioni:

 

Per completare tutte quante le lezioni occorrono circa 80 ore effettive di addestramento, nelle quali è compreso il tempo necessario per seguire i dettati previsti per raggiungere, alla fine della teoria, almeno le 50 parole al minuto e che si trovano pubblicati a pagina 273. Tali dettati dovranno iniziare fin dalla Quarta lezione ed eseguiti tante volte fino a che non saranno ripresi dall’allievo con una certa disinvoltura. Altre 80/100 ore circa di addestramento alla velocità con dettati graduali di lettere e brani a carattere vario e commerciale daranno all’allievo una velocità base di ripresa stenografica da 80 a 100 parole al minuto, secondo le caratteristiche e le doti dello studente.

 

 

Dal sito Internet dell’Accademia di Stenotipia di Napoli – Corso Arnaldo Lucci 96 - in data 1 novembre 2001 riporto la seguente informazione

 

I corsi di stenotipia hanno una durata di 600 ore di lezione, per il raggiungimento della velocità di 85 parole/minuto.

Titolo di studio richiesto:
Diploma di scuola media superiore o Laurea.


Orari e frequenza corsi:
Dal lunedì al venerdì ore 08.00/12.00 - 12.00/16.00 - 16.00/20.00.

Sono previsti inoltre corsi intensivi di perfezionamento per il raggiungimento della velocità di 125-130 parole/minuto, con macchinari STENOGRAPH, STENTURA 200/300 Computerizzata e MICHELA.

COLLEGE OF MARIN

Court Reporting Program

 

Length of Program:

  2 to 2 1/2 years for required academic subjects

  Steno machine speed development is on an individual basis

  The statewide average is about 42 months for full-time students

 

ADMISSION REQUIREMENTS:

  Acceptance to College of Marin

  Eligibility for English 98

  Keyboarding skill of 30 wpm

 

Court Reporting Program

PROGRAM REQUIREMENTS:

SKILL-BUILDING CLASSES (8 units each)

  Level I -- Theory. One semester class. (Not self-paced)

  Level II -- 100 words per minute (Level II through VIII is self-paced)

  Level III -- 125 words per minute

  Level IV -- 150 words per minute

  Level V -- 175 words per minute

  Level VI -- 200 words per minute

  Level VII -- State Examination Certification

  Level VIII -- 225 words per minute

 

In order to pass from one skill-building level to another, students must pass:

     a) two 5-minute Question & Answer tests with 98.2% accuracy

     b) one 5-minute Jury Charge test with 95% accuracy

     c) one 5-minute Literary test with 95% accuracy

 

ACADEMIC SUBJECTS (1 to 3 units each, SEE CATALOG)

  Grammar and Usage

  Sentence Structure and Punctuation

  Intermediate Business English

  Spelling II

  Practical Vocabulary Development

  Reading Comprehension and Concentration

  Medical Terminology I

  Medical Terminology II

  Legal Terminology

  Law Library Skills

  Procedures and Ethics for the Court/Deposition Reporter

  CSR/RPR Exam Preparation

 

TRANSCRIPT PREPARATION (1 to 3 units each, SEE CATALOG)

  WordPerfect or MS Word

  Computer-Aided Transcription

  Transcript Preparation/Formatting

  Rapid Data Entry

  Stenocaptioning

  Microtranscription

 

APPRENTICESHIP TRAINING (50 hours total)

 

 

 

STENOGRAFIA A MEZZO INTERNET

 

 

 

Prima lezione

La scrittura veloce si basa ovviamente su principi e criteri di abbreviazione della scrittura ordinaria, attribuendo la funzione di rappresentare dei fonemi a segni molto più piccoli, semplici e facili da tracciare. E’ necessario dunque curare fin dall’inizio la precisione dei segni ed essere molto attenti ai particolari.

Il principio base della stenografia è che attraverso un alfabeto molto semplice, che nel caso del sistema Cima adotta alcuni elementi delle lettere scritte in caratteri ordinari, e attraverso regole abbreviative si arriva a segni molto brevi, che possono essere tracciati in un solo tratto di penna, operazione che richiede un tempo che è pari ad un quinto rispetto ai caratteri ordinari. Quando sarà raggiunta la stessa dimestichezza che si ha con questi ultimi sarà possibile provare l’ebbrezza di stenografare a 160-170 parole al minuto e quindi riprendere in tempo reale il discorso di un oratore molto veloce.

Qui di seguito vengono elencati i segni dell’alfabeto in caratteri cimani, comprensivo di alcuni segni speciali che corrispondono ad alcuni suoni.

Ad ogni lezione corrisponderanno degli esercizi, che verranno via via arricchiti. Si avverte che alcune autografie sono tratte dall'eccezionale libro La Stenografia di Giovanni Vincenzo Cima con prefazione dell'inventore del Sistema, di cui a è autrice la prof.ssa Maria Mezzatesta Mangia (una colonna dell'insegnamento stenografico cimano a Palermo) e a cui si rimanda per un completamento delle esercitazioni; altre autografie sono state redatte dalla prof.ssa Nadia Musumeci di Catania e dalla prof.ssa Carmelita De Luca di Roma.

 

NOTE:

1.       non esiste un segno corrispondente alla h, in quanto il sistema è fonetico e a tale lettera non corrisponde un suono;

2.       la c e la g hanno un suono palatale e uno gutturale: al primo suono corrisponde un segno discendente, al secondo un segno ascendente;

3.       la q, che è rappresentata da un segno ascendente, si intende sempre comprensiva della vocale u, come del resto sempre avviene nella lingua italiana;

4.       sono ascendenti anche i segni corrispondenti alla u e alla sillaba gu;

5.       i segni corrispondenti a sc e gl si intendono comprensivi della i;

6.       le vocali finali di parola si omettono, a meno che ciò non crei dubbi interpretativi sul genere o sul numero (parola isolata, non accompagnata da articolo o da preposizione articolata)o non si tratti di parola accentata;

7.       i nomi propri si sottolineano se necessario;

8.       il punto si può indicare con una crocetta o lasciando uno spazio;

9.       la è si può scrivere in due modi:

10.   le consonanti mute nelle sillabe composte si indicano con il proprio segno tagliato dalla consonante seguente.

La prima regola, che riguarda la formazione delle parole e che è sufficientemente intuitiva, è la seguente: i segni di ciascuna lettera si tracciano fondendo l’uno dopo l’altro, cioè arrotondando i punti di congiunzione, come del resto avviene nella scrittura comune.

Le consonanti doppie non si scrivono due volte, ma si indicano con un taglietto.

Esempi:

Trascrivere le seguenti parole :

pace, pepe, pece, puma, bado, beve, bove, ceto, tubo, dato, fato, foto, vate, vedo, voto, voce, nodo, nudo, meta, tace, moto, geme, bevuto, Genova, cinema, ceduto, metodo, deceduto, popone, datato, vedeva, viveva, botte, matto, tetto, tutto, detto, dotto, ballava, buccia, affamato, accecava, aneddoto, appannaggio, accasciato, balocco, cellula, galoppatoio, coltello, olfatto, negletto.

Una raccomandazione: non cominciare a scrivere tutte le parole che capitano, perché si potrebbero memorizzare segni sbagliati: potrebbe infatti essere richiesta la conoscenza delle cinque rimanenti regole, delle abbreviazioni del sistema e delle abbreviazioni professionali.


 

Post-scriptum alla relazione: Stenografia e Stenotipia: una panoramica delle convergenze e delle differenze nelle metodologie di insegnamento"

 

Nella mia relazione all’Assemblea del 2002, ho citato gli studi a suo tempo fatti in Italia da Pilade Cappellari  (padre di Oreste e quindi nonno di Marco), nonché dalla prof. Pioletti di Torino, per poter scrivere velocemente e seguire quindi le parole di un oratore, utilizzando la tastiera della comune macchina per scrivere.

 

La soluzione Cappellari prevedeva l’utilizzo di segni speciali, per cui furono coniati degli speciali caratteri da parte della casa Olivetti (eravamo all’epoca della scrittura meccanica), mentre la soluzione Pioletti privilegiava la riduzione del numero di battute da scrivere, con particolari accorgimenti.

 

I programmi informatici di elaborazione della parola, incorporano oggi una serie di funzionalità che possono essere sfruttate per lo stesso scopo e mi risulta che a livello personale diversi operatori (in Italia ed all’estero) le utilizzano per comunque razionalizzare o velocizzare il loro lavoro di digitazione.

 

Dal congresso Intersteno di Losanna sono presenti nelle gare di ‘stenografia’ diverse persone che provengono dalla Repubblica Cèca, che utilizzano appunto un sistema di riduzioni ed abbreviazioni. Al Congresso di Hannover, nella gara di trascrizione rapida o FAST come viene detta in gergo, 6 concorrenti si sono classificati con molto successo. Tale successo si è trasformato in cappotto nella categoria giovani (con meno di 21 anni) in cui tutti e quattro le classificate sono appunto della repubblica cèca. Esse, pur non avendo scritto gli 8 minuti della gara, hanno consegnato comunque il testo in meno di un minuto, il che significa senza interventi correttivi. Anche nella fast per elementi ‘senior’ due concorrenti con questo sistema e precisamente la Helena Matouskova che ha scritto gli 8 minuti, con consegna in 60 secondi e 16 penalità generali, piazzandosi al sesto posto dopo le prime 5 italiane che usano il sistema  Melani, seguita da Petr Hais che si è classificato al  quinto minuto, con consegna in 30 secondi.

 

Se si considera la giovane età della maggior parte dei concorrenti, la relativa novità di questo sistema di scrittura diventa interessante  dal punto di vista tecnico e didattico conoscere qualcosa di più.

 

Ovviamente gli studi che hanno portato a questa concezione non sono stati ne pochi, né improvvisati e affondano comunque le loro radici nella cultura ‘stenografica’ molto sviluppati nella seconda metà del secolo scorso dai paesi dell’est e nelle lunghe analisi tecnico-linguistiche per la razionalizzazione dell’apprendimento della scrittura alla tastiera. Il Signor Zaviacic infatti ha creato una scuola di formazione a distanza tramite Internet, attiva nella repubblica Cèca ed in Austria (egli è nativo di questa nazione, è stato campione di dattilografia e istruttore della squadra nazionale ai campionati mondiali).

 

Per quanto riguarda più specificamente l’aspetto didattico (e qui entriamo più direttamente nel tema della relazione) è importante rilevare che esso viene visto come terzo momento in un percorso di apprendimento della scrittura al computer. In pratica l’allievo inizia a prendere contatto con la tastiera con una serie guidata di esercizi razionalizzati raggiungendo un primo livello di familiarizzazione, sul quale si innesta il perfezionamento di precisione e velocità (i due termini sempre presenti nei nostri discorsi) al quale subentra appunto la terza fase, diciamo così ‘abbreviativa’.

 

In effetti l’operatore ha a disposizione due strumenti: la scrittura integrale e quella abbreviata, che usa in relazione allo scopo che si prefigge in quel momento. Esiste quindi una ‘sovrapposizione’ ed una ‘scelta’ che deve essere razionalizzata, se infatti nell’uso di due tastiere (dattilografica e stenotipica) c’è l’inconveniente di dover imparare due sistemi di diteggiatura (e tutti noi sappiamo cosa questo significhi), nel caso dell’uso di una unica tastiera occorre razionalizzare appunto la scelta in relazione all’obiettivo ed anche questo è un fattore importante da considerare nell’apprendimento.

 

Inutile sottolineare dal punto di vista ‘tecnico’ il fatto che l’utilizzo della tastiera tradizionale comporta comunque una notevole riduzione sia nel costo della soluzione, che in quello della gestione delle apparecchiature.

 

Ai campionati mondiali del 2003 in Italia, potremo ulteriormente verificare i passi avanti e ‘toccare con mano’ gli sviluppi in atto.

 

 

5 gennaio, 2002

 



[1] Il brevetto del sistema Michela fu infatti acquistato nel 1880 dallo Stato Italiano con l’intento di utilizzare questa tecnologia per tutti gli uffici pubblici. Come spesso avviene anche oggi, ai conclamati principi non è seguita la relativa attuazione, tant’è che l’altra Camera, quella dei Deputati, ha continuato ad utilizzare la stenografia tradizionale fino al maggio 2001, convertendosi poi ad un sistema di resocontazione con riconoscimento del parlato continuo.

[2] Per una migliore comprensione di questa sintetica indicazione, suggerisco di leggere le ‘fresche’ considerazioni del prof. Giuseppe Prete nel capitolo X della sua opera “L’evoluzione della Stenografia Nazionale”, volume consultabile presso la Biblioteca dell’Accademia

[3] Per il sistema Gab. Noè ne fu propugnatrice la prof. Ada Garlizoni Garbislander anche con l’introduzione di modifiche alle regole del sistema classico. Per il sistema Meschini, il prof. Cornelio Bisello seguì la strada di insegnare l’abbreviazione professionale unitamente alla prima parte del sistema. Analoghi criteri furono seguiti dai Fratelli Trivulzio+Colombo per il sistema Cima.

[4] Ricordiamo che al momento attuale le scuole che insegnano stenotipia negli Stati Uniti, alcune anche incorporate in Università, sono oltre 500, anche se il loro numero è diminuito negli ultimi anni per motivi che esulano dallo scopo di questa trattazione.

[5] Ho volutamente lasciato i due ultimi paragrafi che sono, per l’argomento di cui si discute, ininfluenti, ma che ritengo debbano essere presenti in chi insegni la stenografia o la stenotipia (o altre tecniche consimili) per gli scopi della resocontazione.

[6] Per quanto riguarda gli stadi della scrittura stenotipica, suggerisco la lettura delle considerazioni fatte nel già citato testo di Ramondelli-Del Signore a pag. 140/141. Concetti analoghi su velocità e precisione, per la tecnica stenografica, avevo espresso sul Corriere stenografico nel numero di gennaio/marzo del 1960 del Corriere Stenografico.

[7] Da questo punto di vista ritengo completamente sbagliata la scelta strategica fatta da molti insegnanti  (e loro Associazioni)  di non sfruttare l’opportunità di insegnare anche la stenotipia nonostante i chiari messaggi loro forniti, principalmente dal prof. Marcello Melani che ha loro offerto notevoli spunti per questo perfezionamento.

[8] Si possono consultare a tale riguardo gli atti del Congresso Intersteno di Losanna – 1998 dove esistono relazioni del Dottor Ferdinando Fabi e del Prof. Patrizi dell’Università di Roma. Al Congresso di Hannover è stata presentata una relazione del prof. Hidekazu Tsujiai – Giappone sull’uso dei java-script nell’interpretazione dei segni. Una stenografa tedesca ha presentato una sua soluzione di decrittazione durante la scrittura con penna elettronica dei segni della stenografia unitaria tedesca. 

[9] Questa messa a punto è stata notevole per gli stenotipisti americani e francesi che l’hanno realizzata, si può dire, sulla loro pelle. Gli stenotipisti italiani sono stati avvantaggiati sia per fattori linguistici, sia perché il prof. Melani ed altri hanno già previsto l’adattamento della tastiera e la decrittazione elettronica, analogamente a quanto fatto nel sistema Mael-Gornati e Michela (Cammoranesi, Koinè). Quando saranno disponibili programmi di riconoscimento e decrittazione della stenografia manuale, sarà inevitabile un analogo processo di messa a punto delle logiche dei sistemi utilizzati e di ciò ne sono certo su base tecnico-pratica, nonostante le asserzioni contrarie finora fornitemi da chi sta indagando sul problema.

[10] In questi giorni ho potuto seguire alla televisione un discorso di Bush sulla triste problematica di guerra. Il testo scritto di tale discorso (improvvisato) è stato reso disponibile sulla rete Internet  10 minuti dopo il termine, in quanto la trascrizione è avvenuta in immediato con la stenotipia elettronica.

[11] Queste indicazioni dovrebbero essere completate con informazioni da parte di altri Accademici.